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06/02/2009
Biofuel ? Meglio con il legno
Non è tutt'oro quello che luccica! Lo dimostrano i risultati del confronto tra i costi sostenuti per la produzione di biocarburanti da un lato e di benzina dall'altro, su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences), una delle più prestigiose riviste scientifiche.
Valutando l'impatto reale sulla salute umana e sull'ambiente, considerando anche cicli di produzione, trasporto, distribuzione e consumo, risulta che produrre bioetanolo non è sempre conveniente, a meno di non continuare a sperimentare nuove tecniche di lavorazione. Attualmente, sostengono gli scienziati della ricerca, il metodo più vantaggioso per produrre bioconbustibile è la lavorazione della lignocellulosa. È questo il verdetto di un gruppo di ricercatori dell'Università del Minnesota (Usa) e della Stanford University, che ha messo a confronto combustibili fossili e bioetanolo, prodotto con diversi metodi, in un articolo pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.
Sebbene non vi sia ancora certezza sulla reale convenienza nella produzione di carburanti alternativi, rimane un dato di fatto che i biocarburanti hanno solleticato l'appetito dei lobbysti.
Lo scorso anno la sola industria dei biofuel USA ha divorato oltre un quarto del raccolto di mais. Mentre nei convegni e nelle università si parla di biofuel di seconda generazione (quelli derivati dalla cellulosa e dagli scarti di lavorazione), l'industria sta facendo man bassa con quelli di prima generazione. Se infatti dieci anni fa negli USA c'erano 50 raffinerie di bioetanolo, ora sono diventate 170, mentre altre 70 sono in costruzione. La megamacchina industriale potrebbe nel giro di pochi anni avere la capacità di processare tutto il mais USA.
In ogni caso, i biofuel non potranno mai soddisfare le richieste energetiche mondiali. Cereali e non cereali forniscono all'umanità l'equivalente in termini energetici di 15 milioni di barili di petrolio al giorno. La produzione di petrolio è intorno ai 75 milioni di barili al giorno.
I ricercatori hanno considerato nel bilancio gli effetti delle emissioni di gas serra e polveri sottili - in particolare dal diametro inferiore ai 2,5 millesimi di millimetro - sulla salute umana e sul clima. Oltre al metodo tradizionale che prevede la raffinazione del granoturco, nello studio è stata inclusa anche la produzione di bioetanolo da lignocellulosa, materiale formato da cellulosa, emicellulosa e lignina, che costituisce la maggior parte della massa di qualsiasi pianta.
Stando ad alcune ricerche infatti le emissioni di gas serra dovute alla produzione di bioetanolo sono comparabili a quelle del petrolio. A parità di output energetico la riduzione è solo del 12%. Anche in questo caso va un po' meglio con il biodiesel, dove la riduzione è pari al 41%.
Se anche tutto il mais e la soia coltivati in America dovessero essere destinati ai biofuel si soddisferebbe solo il 12% della domanda di benzina e il 6% di quella di gasolio.
Produrre e consumare un miliardo di litri di etanolo da granoturco, secondo l'analisi dello studio, ha un costo che varia da 128 a 257 miliardi di dollari (a seconda delle tecniche usate), molto vicino ai 127 miliardi di dollari relativi a quello della comune benzina. Il bioetanolo da cellulosa, invece, sembra più promettente, con costi sanitari e ambientali stimati tra i 33 e i 56 miliardi di dollari per ogni miliardo di litri.
Produrre combustibile da lignocellulosa, quindi, potrebbe essere economicamente più vantaggioso. Anche se, secondo gli autori, nuovi carburanti e nuove tecniche di sintesi a basso impatto potrebbero non essere sufficienti ad affrontare la crisi energetica globale.
Articolo tratto da La Stampa.it




