In Italia, per le rinnovabili il panorama di oggi non è dei più confortanti. Si parla tanto (purtroppo oggi in Italia un po’ meno di prima) di energia rinnovabile, di efficienza energetica, di certificazione energetica e via discorrendo.
E intanto mancano standard, punti di riferimento, certezze e insomma tutto quello che occorrerebbe per far decollare il sistema produttivo del settore energie rinnovabili.
Facciamo un esempio, quello dell’allacciamento di un impianto fotovoltaico alla rete. L’Enel ritarda, chi si è dotato di un impianto e ha stipulato un contratto con la banca per la cessione dei proventi del conto energia comincia a trovarsi in difficoltà ed è costretto ad anticipare di tasca propria, le banche hanno le loro sacrosante esigenze di rientro, si sa.
In Germania non è così: il tecnico che ha realizzato l’impianto certifica sotto la propria responsabilità che è tutto OK e da quel momento l’impianto è collegato alla rete senza ulteriori formalità.
E’ soltanto un esempio ma la dice lunga su come e quanto è possibile scoraggiare il ricorso alle energie rinnovabili. D’altra parte, abbiamo visto tutti quello che è avvenuto con la Finanziaria 2009. Il Governo aveva sostanzialmente deciso di azzerare la detrazione del 55% a favore degli interventi di efficienza energetica sugli edifici.
Ha desistito perché c’è stata una netta presa di posizione degli interessati (aziende e cittadini), ma l’intervento ha comunque lasciato il segno, dato che è stato ridotto il periodo del benificio fiscale del 55% da dieci anni a cinque, ciò che non consentirà a molti di rientrare del tutto dalle cifre impiegate.
E in ultima analisi se c’è anche un vantaggio economico ad orientarsi al ricorso delle energie rinnovabili, alla fine tutto si riduce a un’operazione di facciata, giusto per sentirsi la coscienza a posto e stare tranquilli, tanto le decisioni ultime, quelle vere e che contano, le prende o le ha già prese il Governo.





