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04/01/2010
Clima, anno nuovo problemi vecchi

Alcuni paesi, come l’Unione Europea, hanno comunque deciso che andranno avanti per la loro strada. Ma è certo che questa fallimentare esperienza di Copenhagen ha messo in evidenza come i particolarismi nazionali, legati alle questioni economiche, siano più forti anche delle emergenze ambientali e come la riluttanza alla cooperazione e ad accettare autorità e controlli sovranazionali, sia oggi dominante.
Si tratta di una sconfitta per gli ottimisti, che fino all’ultimo avevano sperato in una conclusione positiva. Forse non una sorpresa, ma certo una delusione ulteriore per tutti i movimenti e le associazioni ambientaliste. Insomma questo finale oscuro lascia una ferita sul tessuto ambientale, politico, sociale mondiale che inevitabilmente favorirà le contrapposizioni, i sospetti, le incomprensioni, tutti elementi che non potranno giovare all’atmosfera dei prossimi negoziati.
Anche l’Onu, Ban ki Moon, il suo segretario e Yvo de Boer, delegato della Nazioni Unite a questa Conferenza, escono piuttosto indeboliti e con una credibilità ridotta.
Alla fine, sommando tutto, siamo dell’avviso che non ci sia alcun elemento per credere che l’appuntamento di Copenhagen sia stato positivo, al contrario è probabile che sarà ricordato come un’ombra nel cammino alla lotta al global warming e al climate change.
(da Rinnovabili.it)




