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07/01/2010
Kyoto mio, quanto mi costi
“Cinquecentocinquanta milioni di euro, solo per il 2009, che potrebbero diventare 840 entro il 2012. È il conto, salato, che l’Italia rischia di pagare se vuole rispettare il tetto imposto alle emissioni di CO2”.
Così sul quotidiano Il Sole 24 Ore del 13 agosto scorso si descriveva il problema delle “quote CO2” italiane, un meccanismo da pagare, sborsando gli euro necessari a tamponare l’eccedenza di emissioni. Ciò può avvenire comprando “permessi di emissione” da quei paesi europei più previdenti del nostro, che hanno fatto in modo di diminuire le emissioni e soprattutto… di negoziare con l’UE un tetto emissioni più realistico per la propria condizione.
Ma non si tratta, nel nostro caso di incolpare della situazione il ministro Pecoraro Scanio, che nel febbraio del 2008 negoziò un tetto di 201 milioni di tonnellate di CO2 da liberare tra 2009 e 2012. Il problema è causato dalla politica industriale nazionale, che, anzi, ha investito in questi anni in nuove centrali a carbone, fregandosene delle emissioni,… ed anche del fatto che altrove questo tipo di tecnologia invece è sospesa.
Così dovremo acquistare sui mercati internazionali diritti di emissioni” che costano in media sui 12-15 euro la tonnellata. “La stima di spesa per il sistema Italia per rientrare nei parametri è così nell’ordine degli 840 milioni. I tempi sono stretti. Per il 2009 si stimano 37 milioni di tonnellate di anidride carbonica di troppo, pari appunto a un costo di 550 milioni.
Così di nuovo recita Il Sole 24 Ore: “L’unica risposta per proteggere la competitività delle imprese italiane fu l’impegno del governo – in caso di deficit di quote – a comprare i diritti con soldi pubblici e a donarli a tutti i nuovi impianti industriali che sarebbero entrati in servizio a partire dal 2008. In altre parole, è stato scaricato sul pubblico il costo di una distorsione ideologica a danno dell’economia italiana”. Quote che quindi dovrebbero pagare le imprese, come sottolineato dalla Commissione europea, e che invece pagherà tutto il Paese.
(tratto da una articolo di Francesca Palazzi Arduini)




