Main_top

News


25/09/2009

La Germania e il nucleare

Com’era prevedibile il dibattito tedesco intorno ai pregi e ai difetti del nucleare è tornato ad infiammarsi ad ormai pochi giorni dalla sfida per la Cancelleria tra Angela Merkel e Frank-Walter Steinmeier

Come è noto, la Germania si è incamminata sin dal 2000 sulla strada del definitivo abbandono dell’atomo: entro il 2023 tutti i diciassette reattori ancora funzionanti saranno infatti progressivamente spenti. Nel frattempo, il paese dovrà cercare valide alternative per coprire quel  30% di energia elettrica prodotta con il nucleare, che verrà progressivamente meno nei prossimi anni, sempre che il corso antinuclearista non venga improvvisamente invertito.

Qualora democristiani e liberali dovessero raggiungere la maggioranza assoluta nelle prossime elezioni, la decisione potrebbe essere rivista e le centrali (ma forse solo le più recenti) rimanere attive ancora per una ventina d’anni. Ad avviso di alcuni anche le società energetiche tedesche punterebbero a dilatare il limite dei 32 anni di vita per ciascun reattore, sancito con l’accordo del 2000. Secondo Gerd Rosenkranz - leader ecologista ed autore di un paper per la fondazione Heinrich Böll vicina ai Verdi tedeschi –  ciò testimonierebbe la rapacità dei colossi energetici, poco disponibili “ad investire in nuovi impianti o in nuove tecnologie”. In poche parole, se proprio si vuole proseguire con il nucleare, dice implicitamente Rosenkranz, sarebbe opportuno costruire nuove centrali di ultima generazione. Laddove però i guasti siano stati modesti e gli standard di sicurezza certificati, non si vede perché la centrale non possa rimanere in vita anche 34, 35 o 36 anni, come avviene altrove. D’altra parte, laddove il quadro giuridico e politico non sia sufficientemente chiaro, è davvero difficile che un imprenditore si lanci in un investimento di lungo termine così gravoso economicamente, come quello di costruire un nuovo reattore.

L’altro interrogativo aperto riguarda il carbone, al quale non tutte le forze politiche sarebbero disposte a rinunciare. Anche tra i Verdi la questione non è del tutto chiara. Sino ad oggi il responso valido rimane quello del 2007, in base al quale la Germania dovrà abbandonare la produzione di energia da carbone entro il 2018, a meno che nel 2012 l’esecutivo non riveda le proprie posizioni. Il che appare ad oggi auspicabile se è vero che, dopo aver rinunciato al coal in patria, la Repubblica Federale dovrebbe dipendere ancor più dalle importazioni. E questo proprio mentre la Russia si appresta a puntare sempre più su nucleare e carbone.

La direzione che la Germania potrebbe prendere in tema di politiche ambientali nei prossimi mesi è insomma altamente incerta. Di qui i tentativi di temporeggiare messi in atto dai colossi energetici tedeschi che controllano le centrali nucleari. Alcune di esse sono state provvisoriamente spente e torneranno in funzione proprio in concomitanza con l’esito della consultazione. Le stesse vertenze giudiziarie in ordine al trasferimento di energia rimasta da un reattore ormai spento a quello la cui vita si desidera prolungare, rimangono pendenti presso diversi tribunali regionali tedeschi. Insomma, in Germania si attende con una buona dose di ansia il responso delle urne. Certo è che, se nei prossimi dieci anni si dovesse rinunciare a nucleare e carbone, la dipendenza dal gas russo diverrebbe più forte, poiché non sarebbe possibile rimpiazzare le enormi quantità di energia prodotte con nucleare e carbone con il ricorso a fonti intermittenti come quelle rinnovabili  (in massima parte l’eolico; il solare rimane ipersussidiato e come ricordava Chicco Testa tempo fa  contribuisce per lo 0,6% alla produzione di energia elettrica nazionale). Questa scelta farebbe inoltre ulteriormente lievitare il costo della bolletta, già piuttosto alto per via delle ecotasse sull’energia.

Però il problema principale legato all’atomo e che tanto ha fatto discutere l’opinione pubblica tedesca negli ultimi mesi è quello relativo alle scorie e alla distribuzione dei costi dello smaltimento. Nelle scorse settimane un reportage molto critico pubblicato sulla versione cartacea del settimanale Der Spiegel, metteva in guardia l’opinione pubblica dal considerare l’atomo una fonte di energia sicura e conveniente. Di recente il guasto del reattore di Krümmel ha infatti riacceso il dibattito intorno alla sicurezza degli impianti tedeschi.

tratto da Libertiamo.it

 



vai all'archivio