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18/12/2009
Legambiente per le filiere corte
Il principio da cui parte l’associazione ambientalista nella sua vocazione per il rilancio del settore agricolo primario è la produzione di cibo di qualità, rigettando con forza i modelli industriali agroenergetici che si basano su grandi centrali e sulle monoculture ambientalmente insostenibili e responsabili a livello globale della diminuzione della disponibilità alimentare per alcune popolazioni.
Per Legambiente, infatti, le filiere da promuovere devono essere corte (nello spazio), e brevi (nel tempo), devono garantire un bilancio energetico positivo con percentuale di produzione complessiva di CO2 negativa e non devono consumare tanta acqua. Occorre promuovere uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura no-food in Italia, fondata su una filiera corta, valutando le importanti opportunità economiche per il settore ma anche i limiti e gli impatti ambientali connessi ad un uso distorto delle biomasse.
Legambiente sostiene ormai da diversi anni, anche in forme pionieristiche, lo sviluppo delle produzioni non alimentari, perché siamo convinti che possano offrire un contributo efficace al recupero della fertilità dei suoli, alla riduzione delle emissioni di gas-serra e soprattutto all’innovazione e alla riconversione ecologica di alcuni settori produttivi.
Il contributo delle biomasse per la produzione da fonte rinnovabile è importante in quel mix energetico sostenibile che l’Italia dovrà utilizzare, contestualmente alle politiche di risparmio ed efficienza, per sostituire gradualmente le fonti fossili, ma deve fondarsi su una filiera locale, evitando l’importazione di biomasse dall’estero, per evidenti problemi legati alle emissioni di gas serra durante la fase di trasporto e alla deforestazione di aree riconvertite per gli usi energetici.




