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10/02/2010

Per un uso termico delle biomasse

In questi giorni di “grande freddo”, ritorna in voga il tema della sicurezza degli approvvigionamenti per garantire la domanda di energia termica, spesso considerata second best rispetto all’energia elettrica. Riportiamo uno stralcio di una intervista rilasciata da Giuseppe Tommassetti, vice presidente FIRE e pubblicata sul sito della FIPER

Le rinnovabili termiche, pur presentando un minore costo di generazione a parità di energia finale prodotta, non sono state oggetto in Italia della stessa attenzione dedicata alle rinnovabili elettriche sia in termini di incentivi statali che di investimenti industriali.

Ne parliamo con l’ing. Giuseppe Tomassetti, vicepresidente della FIRE, presidente della TCVVV e della sezione fonti rinnovabili del CTI, attivo sui temi dell’energia dal 1961 con particolare attenzione agli usi finali.
 

Perché la Direttiva 20 20 20 non effettua alcun distinguo per il target del 17% di produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, equiparando di fatto il kWh termico ed elettrico?

...Ogni scelta porta con sé degli svantaggi: per noi italiani equiparare un kWh elettrico ad uno termico ci sembra un errore scolastico. Non abbiamo mai avuto sufficiente capacità produttiva nazionale al fabbisogno del Paese, importando il 15-20% di idrocarburi e gas, consapevoli del fatto che per generare un kWh elettrico servono da 3 a 2 kWh di preziosi combustibili importati. Nel resto d’Europa, invece, carbone e nucleare sono disponibili, in modo autoctono! A Bruxelles, dunque, la scelta si è indirizzata nel promuovere una maggiore efficienza (a parità di prestazioni per non spaventare i votanti), un maggior uso di fonti rinnovabili (per contentare gli ambientalisti), una minore quantità di emissioni di gas ad effetto serra (non minori consumi per non toccare l’economia). Indubbiamente 20/ 20/20 entro l’anno 2020 è un “bello slogan” semplice ed efficace.
 

Che misure suggerirebbe al Legislatore per promuovere e consolidare la filiera biomassa-energia?

L’Italia è impegnata verso la U.E. a coprire il 17% dei suoi usi finali d’energia attraverso fonti rinnovabili: raggiungere questo obiettivo richiederà forti cambiamenti e evoluzioni del sistema energetico.

Se si vuole attivare un cambiamento o addirittura si vuole accelerarlo occorre incentivare questa evoluzione. Gli incentivi dovrebbero essere costituiti da un mix di interventi quali:

- modifica delle normative, delle procedure e dei regolamenti per non più penalizzare o invece favorire le fonti rinnovabili; 

-  finanziamenti per attività di ricerca e sviluppo per migliorare le tecnologie e ridurre i costi; 

-  contributi per favorire l’offerta di apparati e sistemi da parte delle industrie nazionali in modo da produrre effetti anticongiunturali;

- contributi per favorire la domanda da parte di potenziali utenti in modo che si avvii il mercato ed inizi una curva di apprendimento che porti a ridurrei i costi;

- creazione di una forte domanda pubblica aggregata per rompere specifiche barriere in specifiche aree geografiche e/o collegata con azioni di promozione industriale;

indirizzo dell’attività di formazione professionale per creare disponibilità di competenze sia progettuali che esecutive.
 

In Italia le incentivazioni finanziarie sono evolute in questi anni da contributi in conto capitale a contributi in conto esercizio; gli incentivi si sono finora concentrate sulla produzione di elettricità per storiche carenze nazionali, c’è però una crescente presa di posizione che l’utilizzo delle biomasse per produzione di calore sia la tecnologia di maggior interesse e di maggiore potenzialità.

Una efficace politica di promozione richiede un continuo monitoraggio della situazione e reindirizzo degli incentivi seguendo l’evoluzione delle tecnologie.Nella fase attuale di evoluzione delle tecnologie di utilizzo delle biomasse, transitorio a quella che potrebbe vedere lo sviluppo di produzione di biocombustibili di qualità con tecnologie di seconda e terza generazione, il sistema Italia può porsi due obiettivi per conciliare lo sviluppo economico del paese con gli impegni verso la U.E.:

- utilizzare meglio, cioè a più alta efficienza e con minor emissioni, le biomasse già attualmente disponibili sul mercato, favorendo la tipizzazione dei combustibili e la qualità delle caldaie;

- far crescere la disponibilità sul mercato di combustibili, di qualità standardizzata, derivati da biomasse prodotte in Italia sia dal mondo agricolo sui terreni di pianura, sia dal mondo forestale nelle aree montane, in accordo con le funzioni di protezione del territorio.

L’innovazione di processo necessita inoltre di misure fiscali e finanziarie ad hoc che permettano di conseguire una sostenibilità di impresa di medio lungo periodo; in particolare suggerirei:

- vincolare le detrazioni fiscali alla qualità delle caldaie riguardo efficienza ed emissioni;

- supportare i progetti di teleriscaldamento a biomassa nelle aree vocate mediante mutui a lunga scadenza (15 – 20 anni) e fondi di garanzia;

- riorientare il meccanismo dei certificati bianchi;

- eliminare l’IVA dalle biomasse del territorio per favorire l’uscita dal mercato non formalizzato;

- istituire fondi di garanzia per la forestazione rapida che garantisca il reddito annuale agli agricoltori.

(da www.fiper.it)

 

 



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